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Bande Libere: quando facevamo la radio

Di: Franz Andreani | 08/03/2024

Sabato 2 marzo a Bitonto, 50.000 abitanti a nord di Bari, si è svolta la presentazione del libro Bande Libere - dalle radio libere alle radio private - scritto da Vincenzo Abatantuono, Pasquale Padolecchia e Emanuele Saponieri, pubblicato dall'editore SECOP.

Il libro con le sue 110 pagine e qualche fotografia, racconta La storia e lo sviluppo delle radio libere avvenuto in questo piccolo centro della Puglia tra la metà degli anni 70 e la metà degli anni 90, ma lo fa in modo paradigmatico, sfiorando anche la storia della radiofonia privata in Italia, una vicenda a suo modo unica. All'inizio degli anni 70 infatti In Italia, c'era un grande fermento di idee, la politica aveva radicalizzato lo scontro, le stragi della destra squadrista colpivano sui treni e nelle banche, d’altra parte le brigate rosse dissotterravano i fucili usati dai padri, sentendo tradito lo spirito della lotta partigiana.  Si stavano diffondendo le droghe pesanti a buon mercato come l'eroina e la cocaina. A fare da contrappunto c'era anche una grandissima voglia di esprimere gli ideali e di portarli avanti, e la radio sembrava essere il mezzo adeguato; era un mezzo moderno che permetteva di raggiungere una gran quantità di persone istantaneamente ad un costo abbordabile. Le primissime esperienze potremmo definirle radio pirata, le emittenti venivano aperte e subito chiuse dall'autorità giudiziaria, fino a che la Corte Costituzionale con la storica sentenza del 15 luglio 1976 abrogava una legge del 14 aprile 1975 che di fatto impediva l'esercizio della radiofonia a privati, concedendone l'ambito locale. Dal 1976 quindi la radio in Italia si diffuse a macchia d'olio tanto che, in un comune se vogliamo abbastanza piccolo di 50.000 abitanti, si potevano contare fino a 7 radio private. Dal libro si coglie come per la storia di Bitonto, la radio abbia rappresentato un modo per uscire dal circolo delle dipendenze da alcol e droga e della solitudine, la gente si ritrovava attorno ad un microfono, ad un'idea, ad un modo di pensare e di concepire il mondo ed il futuro, e lo esprimeva con le parole e con la musica. Una cosa che mi ha molto colpito è stato che chiunque avessi incontrato in quel giorno e mezzo nel quale sono rimasto a Bitonto, aveva fatto radio in quel periodo anche se per pochi mesi, perfino, ad esempio, la persona che ci ospitava nel bed and breakfast.

Questo è l'essenza della radio che è stata raccontata in questa presentazione dal titolo efficace “Quando facevamo la Radio“ al teatro Traetta di Bitonto: tra l'altro va detto che è uno splendido piccolo teatro ristrutturato pochi anni fa che si trova in un centro storico, anch’esso  recentemente riqualificato, tipico di quella zona della Puglia fatto di case in pietra, di vicoli stretti con il bianco che predomina.

Il libro raccoglie le testimonianze di tanti protagonisti della radio di allora e di oggi ed è stato presentato sotto forma di trasmissione radiofonica con ben tre DJ alla console, un conduttore, nella persona di Giuliano Leone e degli ospiti. C’erano i tre autori innanzitutto, più una serie di contributi sia in video che in presenza; tutti hanno fatto rivivere l'atmosfera di quei tempi in modo non nostalgico, ma direi propositivo. Sono uscito dalla serata con l'idea che si fosse voluto dare un messaggio: c’è bisogno di lasciare spazio anche alla radio in ambito locale. Si è parlato molto di come sia oggi la radio  e di come potrebbe essere, ma lo si è fatto con quella leggerezza e quella incoscienza tipica di quegli anni. Vorrei qui ricordare soprattutto l'intervento di Piero Ricci presidente dell'ordine dei giornalisti della Puglia e Basilicata nonché redattore di Repubblica, che ha sottolineato l'importanza della radio e di quanto il suo spirito effettivamente si stia perdendo, ponendo anche una domanda che però un po’ si è persa ed è rimasta non risposta: cosa rappresenta oggi la radio per le giovani generazioni?

Da questa serata traggo una riflessione molto intima. Io ho partecipato a questa proliferazione delle radio private alla fine degli anni 70, avevo già un mio trasmettitore e facendo radio in modo spontaneistico e casareccio, sentivo l'esigenza di esprimere le mie idee, ero quindi molto addentro alle dinamiche delle radio private romane, ed ero convinto che fosse un fenomeno tipicamente legato alle grandi città. Non avrei mai immaginato l'importanza della radio nei centri molto piccoli e la sua capacità di aggregazione, la forza nello spostare le idee, nel dare coraggio alle persone, nel renderle partecipi anche in comuni così piccoli. Insomma, una volta di più mi sono reso conto, e questo libro e la serata ne sono testimonianza, di quanto le radio private e la radio in generale siano importanti, e di quanto sia urgente ripensare la radio per rivalutarla come mezzo non alternativo, ma sicuramente complementare, e nella sua azione protagonista, per la diffusione delle idee e della musica e per l'aggregazione delle persone.

Infine, vorrei concludere citando un brano dall'introduzione scritta da Franca Mazzei, nota conduttrice radiofonica, che molto meglio di me riesci ad esprimere la mia idea di Radio “[..] E lì capisci che quando parli ad un microfono, e ci sei intera, non parli mai da sola. Che quando ti dai, arrivi. Che la radio è questo, senza trucco né parrucco a fare da filtro e a generare preoccupazioni sul come appari, perché alla radio conta solo come sei, meglio ancora se è abbastanza imperfetto da avvicinarti a chi ascolta, perché la vera umanità non è perfetta mai. Poco importa se parli con perizia di film, di cantanti, di oroscopi o di quello che vorresti mangiare se non fossi a dieta, [..] per me il complimento più grande e quando mi dicono grazie per l'energia positiva che mi trasmetti, grazie per strapparmi un sorriso.”


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