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I leoni di Lambrate - Una postilla

Di: Franz Andreani | 18/08/2009
Ala fine ce l'hano fatta, e non si può dire che qualcuno li abbia aiutati più di tanto, in terra leghista, dopo essere stati venduti ad un sedicente imprenditore, che più che altro dovrei chiamare un affarista, uno che compra a poco e rivende in pezzi per avere il miglior guadagno, gente italiana, neanche fossero immigrati irregolari, persone per le quali tutti si sbracciano a parole, questi lavoratori della INNSE di Lambrate alle porte di Milano si sono conquistati un posto simbolico per i pochi che se ne sono resi conto, per quelli ancora di meno che ne hanno colto il significato simbolico.< br/> La storia probabilmente la conoscete: una fabbrica piccola, iperspeciaizzata, viene venduta all'imprenditore Silvano Genta che, malgrado gli ordinativi, tenta di venderne i macchinari. I lavoratori vi si oppongono con una lotta che porterà cinque persone su un ponteggio, a parecchi metri d'altezza. Non scenderanno fino a quando non verrà firmato un accordo. L'accordo viene firmato e gli operai all'aba del 12 agosto scendono. < br/> Nessun politico è realmente intervenuto – ad eccezione va detto di Ferrero - nessuno del PD o dei valorosi italiani pieni di valori, ha ritenuto di sporcato le mani, di farsi vedere a Lambrate, parlamentari in vacanza, leader di partito impegnati sui dialetti e gli spettacoli televisivi, ministri di seconda fila che giurano fedeltà al cavaliere, il solo in grado di riaccendere il sud (intervista a Brunetta su Libero del 13/8). lo stesso giornale "l'Unità" da quando ha cambiato proprietà e, mi duole dirlo, direttore, batte il ferro ormai arrugginito delle veline e delle diciottenni che prudono ad un capo di governo. La storia invece ha un'importanza capitale, dice di quanta mala fede ci sia nelle conquiste fatte dalla lega all'interno delle fabbriche del nord, dice di quanto la gente sia caduta in una trappola e di quanto per salvarsi abbia trovato più conveniente insistere su questo consenso imbarazzante nei confronti di chi ci governa, ci narra di quanta solitudine c'è dietro ad una situazione di disagio nel lavoro, con la crisi finanziaria ed economica ancora in atto, migliaia di posti di lavoro stanno saltando, vedrete cosa succederà a settembre con la scuole ad esempio, l'inflazione allo 0%, la spesa pubblica che cresce del 5%: siamo in un vicolo cieco. In passato, in stuazioni meno critiche, veniva fuori uno spirito di unità e solidarietà nella gente, si solidarizzava col diverso, non ci si chiudeva nel branco, si andava alla ricerca delle persone scendendo in piazza e ci si sentiva partecipi di un simbolo. La storia della INNSE poteva essere uno di quei simboli e non lo è stato, brava la TV a non svegliarci dal torpore, complice la politica della sinistra.

Postilla Pensando al fatto che altri sono saliti dichiarando di non voler scendere prima che il loro posto di lavoro venisse garantito, pensate alle guardie giurate del Colosseo a Roma, mi è venuta una considerazione amara che voglio aggiungere come postilla.
Qualche anno fa le cose sarebbero andate diversamente: i quattro sarebbero saliti sulla gru, i lavoratori delle altre fabbriche almeno della regione avrebbero incrociato le braccia e avrebbero fatto un sit-in davanti al cancello della fabbrica: sarebbe scattata la solidarietà, il posto di un operaio in una fabbrica sarebbe diventato il posto di lavoro di tutti gli operai. Oggi questo non è successo, la divisione dei lavoratori è arrivata anche in fabbrica, missione compiuta.,


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