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Ancora di terremoto a L'Aquila

Di: Franz Andreani | 05/08/2009
“Il migliore aiuto che potete dare all'Abruzzo è quello di tornarvi”, questa è la frase che apre il sito del Rifugio della Rocca a Rocca Calascio, un borgo medioevale in parte ricostruito dalla caparbia volontà di una famiglia che lì vi si è stabilita nel 1993, una frase che è stata ripresa anche da un giornale economico di livello nazionale e che riassume quanta voglia ci sia, da parte degli abitanti dell'Abruzzo, di riprendersi.
La zona dell'Aquila è quella colpita duramente dal sisma iniziato con la forte scossa dello scorso 10 aprile, ma tutto l'Abruzzo sembra averne subito pesanti conseguenze. I luccicanti strascichi lasciati dal G8, come era prevedibile, sono serviti a poco. È presto certamente per fare dei bilanci, i risultati si vedranno col passare dei mesi, sta di fatto che è stata fatta una scelta precisa, quella cioè di non costruire alloggi provvisori ne tanto meno ricostruire quelli distrutti o danneggiati, ma di puntare subito sugli alloggi definitivi da costruirsi in “villaggi” e lasciare nel frattempo la popolazione nelle tendopoli.
Le attività economiche sono state cancellate, il nuovo ristorante all'angolo della strada per le grotte di Stiffe, sulla statale 17, è sventrato, quello della carne alla brace un po' più avanti, si è trasferito nell'area del distributore di benzina, di quante altre attività non so darvi conto, anche perchè a l'Aquila sembrava impossibile entrarci. Le stesse bellissime grotte di Stiffe sono chiuse, un cartello dice che non ci sono danni alle strutture, ma le visite sono bloccate e non si sa quando riapriranno. La frase che si sente dire più spesso da queste parti è “la gente se ne sta andando”.
Il rifugio a Rocca Calascio, con le sue casette sparse per l'antico borgo, è intatto e aperto, frutto di un restauro compiuto rispettando le norme anti-sismiche, così mi dicono anche delle strutture nella vicina perla di Santo Stefano di Sessanio, malgrado lì sia caduto il campanile della chiesa sulle case. Ma i turisti in Abruzzo, e ripeto in tutto l'Abruzzo, ci vanno malvolentieri. Da una parte c'è ancora molta paura, ma un ragazzo in bici mi dice anche che “ci vuole un bel coraggio ad andare in giro facendo i turisti in bicicletta davanti alle tende.”: ogni comune di quelli che ho visto ha una piccola o grande tendopoli, a ricordarmi che l'emergenza non è finita.
I comuni che si affacciano sull'Adriatico per alcuni mesi hanno ospitato quelli tra gli sfollati che hanno abbandonato l'Aquila e le zone circostanti, creando un po' di malumore tra la gente che è rimasta in tenda: la stagione turistica è ormai avviata, molti di questi sfollati se ne sono andati, non ho capito bene dove, ma sulla costa o giù al Parco Nazionale il turismo non decolla. Lo ripeto, sarà ancora presto per dirlo ma con la demagogia dilagante e la poca chiarezza, mischiata alla scarsa volontà politica, ci sono tutte le premesse affinché questo terremoto si trasformi nell'ennesimo campo di battaglia tra forze politiche interessate alla gestione del potere inteso come affari. Tante sono le preoccupazioni espresse dalla popolazione riguardo al cosiddetto piano C.A.S.E., in pratica si tratta di ricostruire 20 nuovi quartieri in un area di parecchi ettari, con repentini cambi ai piani regolatori. Sono in pratica palazzine nelle quali verranno definitivamente trasferiti gli abitanti del capoluogo, non si tratta quindi di ricostruire, ma si tratta di creare nuovi agglomerati urbani, con servizi annessi, nel più breve temo possibile. Questa viene vista come un'imposizione dall'altro che fa gli interessi di qualche speculatore, si sottolinea come precedenti esperienze nel Friuli ed in Umbria, la carte vincente per la ricostruzione sia stata giocata proprio nel delegare agli enti locali le scelte ritenute più opportune per salvaguardare un tessuto socio economico preesistente e accelerare la ricostruzione, diminuendo al minimo il trauma di persone che con il terremoto hanno perso tutto. Date uno sguardo all'interessante servizio pubblicato da PandoraTV
Dobbiamo anche cercare di capire quanto il terremoto sia un'esperienza drammatica anche simbolicamente, la terra cede sotto ai propri piedi, una esperienza alla quale, secondo me, non si può rispondere senza coinvolgere le migliaia di persone che vivono quotidianamente il dramma del terremoto.
La mia breve visita si chiude guardando la maestà delle montagne, gli spazi che si susseguono senza soluzione di continuità, rocce, laghi, boschi: mi sembra impossibile che questo territorio millenario possa scuotersi e mettere in pericolo la vita di persone che per anni cercano caparbiamente di restarvi attaccate.
(nella foto: il tramonto dal castello in cima a Rocca Calascio)

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