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MUSO Music Festival '09: breve cl cronaca e una riflessione

Di: Franz Andreani | 17/07/2009
La terza serata è stata una esplosione di pubblico e di festa, con i giovani Senza terra, una formazione graffiante e coinvolgente e il gran finale affidato ai Ratti della Sabina
La seconda serata ha visto alternarsi sul palco due generi molto differenti: da un lato il folk rock molto graffiante dei Verbamanent, di cui purtroppo non è ancora uscito il secondo album, dall'altra l'allegria sempre molto profonda dei Wogiagia, una crew di musicisti molto aperta di cui torneremo a parlare.
La prima serata è stata decisamente positiva per la grande partecipazione. Le sorprese maggiori si sono rivelate Anna Maria d'Ubaldo e gli Yellow Pecora. Quest'ultimo gruppo in particolare ha mostrato uno spiccato carattere ed è riuscito a coinvolgere molto pubblico sotto il palco.

Il muso è la prima cosa che si vede di una persona, è la sua porta d'ingresso, è il modo in cui ci si presenta agli altri. Ho visto uno degli organizzatori del festival rispondere alla domanda perchè muso, spalmandosi le cinque dita aperte della mano destra sulla faccia dicendo: "il muso è questo, quello che siamo e sappiamo fare, niente altro"
Nasce tutto dal'idea di "magna' e beve" (mangiare e bere) che poi è ciò che si fa insieme con gli amici, in un piccolo comune del viterbese - Oriolo Romano - con l'aggiunta di qualcuno che suona. Sono otto anni ormai che questa idea, prendendo una fisionomia ben precisa, è diventata punto di riferimento, direi quasi di arrivo per molti gruppi, una sorta di banco di prova per le formazioni che gravitano attorno ad una provincia non particolarmente attiva dal punto di vista culturale, malgrado l'università a Viterbo e la vicinanza con Roma.
Il Muso Music Festival si pone un obiettivo ambizioso, quello di essere un punto di riferimento per la scena musicale indipendente della zona. Con gli anni ha fattto delle scelte ben precise, musicalmente i gruppi devono presentare un proprio repertorio, quindi niente cover band, in secondo luogo il festival si autofinanzia. Questo autofinanziamento in particolare potrebbe rappresentare un limite, perchè occorre fare i conti con i pochi fondi che si ricavano dalle sponsorizzazioni e dalle attività legate ai concerti, ma i Musi hanno trasformato lo svantaggio in un elemento di forza, perchè sono costretti a fare delle scelte musicali piuttosto coraggiose, mantenendo la propria indipendenza.
Anche la forma del festival è piuttosto rigorosa, non ci sono bancarelle, tutte le attività nell'area dei concerti, una suggestiva piazzetta in discesa di fianco al palazzo storico degli Altieri, sono gestite dai Musi che organizzano una cucina, un wine bar, una libreria, nella quale si vendono CD e si possono trovare le magliette del Muso, e uno spazio espositivo per una mostra fotografica.
Noi di Radiorock.to - The Original, vi prendiamo parte attivamente da quando siamo nati, da tre anni, perchè è una festa di musica di quelle che ve ne sono poche in Italia, che ha la propria forza nella partecipazione di tre generazioni di persone che vivono in una comunità e che si organizzano per qualche cosa al di fuori delle sagre o delle feste del santo patrono, una manifestazione legata alla musica, all'espressione artistica, dove non c'è guadagno se non nell'averla creata, nel mangiare e bere insieme ai gruppi che si è scelto di far suonare.
Al di là del contenuto, pure di qualità del festival, vorrei che vi arrivasse la sua forza e la sua originalità come di qualche cosa che viene direttamente dalla gente, che non ha fini nascosti o machiavellici ritorni, un modo di fare "politica" inviso addirittura ad una parte della intellighenzia di sinistra della loro stessa comunità, che non è in grado di cogliere l'essenza di uno strumento forte di aggregazione e di un potente mezzo di stimolo culturale come questo. Si respira davvero una bell'aria al Muso, io fossi in voi ci farei un pensierino.

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