Quel treno è "roba nostra"
L'incidente ferroviario avvenuto nella stazione di Viareggio, nella sua assurda gravità mi fa venire in mente una serie di riflessioni, che vanno al di là di quella che potrebbe essere la ricerca delle responsabilità contingenti, legate cioè all'accaduto.
L'idea viene da un articolo apparso su “La Repubblica†di mercoledì 30 giugno nel quale fin dal titolo si faceva notare che una volta tanto, tra i responsabili del disastro “non vi sono pesci piccoliâ€. Il giro di società coinvolte e la modalità dell'incidente, stabiliscono che le responsabilità debbano essere spartite tra il gestore della rete ferroviaria, la società che ha curato il trasporto e quella per la quale il trasporto veniva effettuato; non si possono coinvolgere i lavoratori, i macchinisti, gli addetti alle stazioni. La magistratura farà le sue indagini, forse i giornali tra qualche tempo ne parleranno ancora, forse però e altrettanti dubbi sussistono sulla reale efficacia delle iniziative giudiziarie. Perchè posso avanzare questi ragionevoli dubbi? Perchè ci troviamo a vivere in un paese che da molto tempo ha perso la coscienza di sé, e non ha nessuna voglia di ritrovarla.
Innanzi tutto noto, con disgusto, che nessun dirigente ha neppure sussurrato l'idea di rimettere il proprio mandato, anzi c'è una gara nello scaricarsi dalle responsabilità ; quel carro che si è rotto “non è roba nostra†ho sentito affermare alla radio da un anonimo sedicente dirigente delle ferrovie. Ecco qual'è il pnto dolente: quel treno è di tutti noi.
Sempre su “La Repubblica†la mattina del 29 era disponibile un'area per lasciare i propri commenti su “Il mio trenoâ€. Alle 11 di mattina vi erano già diverse pagine di lamentele: il mio treno è sporco, il mio puzza, il mio è arrugginito, tutte lamentele legittime, vere ma che riflettono sempre la mancanza di cosceinza comune del nostro paese. Nessuno che si sia preso carico del proprio treno, anzi, io che viaggio da pendolare –intorno alle quattro ore al giorno per recarmi al lavoro – noto molta mancanza di cura nei confronti del treno stesso, la gente sporca, lascia le proprie tracce ben visibili, nella convinzione che quel treno non sia roba nostra, che qualcuno tanto metterà tutto a posto e che, visto che tanto lo fanno tutti, posso anche io “fregarmeneâ€. Con questo non voglio mettere in ombra le responsabilità contingenti, la mancanza di manutenzione provoca come minimo i guasti dei treni, che provocano ritardi e disservizi. Queste sono responsabilità precise dei gestori, ma pochi cittadini capiscono che il treno, la scuola, la natura, la città sono cose che li riguardano in prima persona, cose di cui occuparsi.
La nostra cultura ci insegna che l'onestà è una virtù. E non c'è nulla di più sbagliato in questo. L'onestà dovrebbe essere naturale, come mangiare o respirare, e l'essere disonesto apparirebbe subito come un eccezione. Ma la furbizia e l'irresponsabilità di chi ci governa e di chi vi si oppone sono da esempio, curando i propri interessi ci si dimentica del bene comune, ognuno secondo il proprio grado di responsabilità , anche piccola.
Non c'è ancora nessuno insomma in Italia, in grado di promuovere questa coscienza civica indispensabile a che anche questo tipo di tragedie non accadano, non c'è bisogno di un leader, ma di una presa di coscienza in prima persona, in una giornata, lo ricordo, che rimarrà storica per il nostro paese, mentre si taglia sulla sicurezza e sulla efficenza dei servizi e del lavoro, si vara la sicurezza demagogica da dare in pasto ai cittadini.