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Radiorock.to in tre parole

Di: Franz Andreani | 11/09/2023

Lascio, a nome di tutta la radio, due righe a proposito della 18° stagione dei podcast di Radiorock.to – The Original, partendo proprio dai tre termini che vedete in questo incipit: 18, stagione e podcast.

Quando abbiamo cominciato, se avessimo pronunciato la parola podcast,  saresti stato poi costretto a spiegare il significato del vocabolo, oggi italianizzato e universalmente conosciuto. Diciotto anni fa avremmo dovuto dire che si trattava di un file MP3 con una voce narrante, e già l’MP3 era un acronimo che aveva un valore di novità, nell’era dei CD al tramonto rappresentava la nuova frontiera dell’ascolto musicale, la chiamavamo musica liquida come il pensiero. Ora questa definizione sa di antiquato perché è ormai questa la “musica”, si conta sulle visualizzazioni su YouTube o gli scarichi su Spotify.

Poi c’è il magico numero 18, un’era geologica nell’era di internet, tutto è cambiato in questi 18 anni, dalla facilità di ottenere una connessione efficiente ai mezzi che impieghiamo per usufruirne, il telefono non è più quello di 18 anni fa, ora la sua centralità va oltre la chiamata su Skype o la consultazione di Facebook, tanto per citare due servizi che 18 anni fa erano già attivi.

L’ultima è la stagione, ora assimilata alle serie TV, formato impensabile allora, almeno nella forma in cui oggi ne usufruiamo.

In tutto questa valanga, i “radiorocker” fanno la radio, la mettono su dei podcast con cadenza giornaliera per simulare quella diretta differita di cui ormai tutti facciamo uso, e si accingono a farlo con la medesima passione per la 18° stagione. Per noi il centro è la musica. La radio, per noi, è il desiderio di mettere assieme i brani uno dopo l’altro seguendo il flusso delle nostre emozioni, per noi questo è entrare in relazione empatica con chi ci ascolta, che si traduce nel non spiegare la musica, nel non raccontare le notizie curiose, nel non sentirci gli “evangelizzatori” in possesso della verità e della bellezza. In fondo questa è la radio che ci piacerebbe che facessero le altre, uno spirito ed una forza che si percepiva tanti anni fa quando in Italia scoppiò la rivoluzione delle radio libere. Noi è questo che sappiamo fare, attraverso ciò che la tecnologia ci offre riempiamo uno spaio di contenuti, i nostri, quelli nei quali crediamo, e ci piacciono cosi tanto che ne abbiamo fatto un canale YouTube che pubblica di tanto in tanto dischi che ci piacciono, ne facciamo playlist, ma soprattutto “trasmissioni”, usando quel termine che sottintende un passaggio di materia emozionale in un aere, una comunicazione tra chi parla e chi riceve e a sua volta comunica con chi parla. Tutto questo esiste perché, nel bel mezzo del flusso delle novità che ci hanno travolto vorticosamente in questi 18 anni, ci siete voi ascoltatori, che ci dite che non stiamo parlando a noi stessi inseguendo il nostro eco, che in tanti modi ci suggerite, ci brontolate o semplicemente silenziosamente partecipate.  


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