Cerca tra i 4441 podcast,
l'archivio delle nostre trasmisioni dal 2006

Mahler la 9 sinfonia: la parabola di una vita.

Di: Franz Andreani | 23/02/2015
Sono convinto che la vita abbia un valore se la si considera dal punto di vista dell’amore, della capacità che abbiamo di dare e ricevere amore: il resto, non dico che non sia importante, ma ha un valore accessorio: serve, è indispensabile, ma è pur sempre il nostro arsenale di strumenti più o meno decisivi, che influiscono sulle scelte che facciamo, ma alla fine la lente attraverso la quale vediamo o nascondiamo la vita è l’amore.
Mi piace pensare che Gustav Mahler abbia avuto in mente questo mio pensiero mentre scriveva le sue sinfonie così imprevedibili o i suoi Lieder, è una fantasia tutta mia che non ha alcun fondamento musicologico, è semplicemente ciò che sento e che deriva da un amore per la sua opera che mi porto appresso dall’infanzia.
La Nona è la sua ultima sinfonia compiuta, scritta tra il 1909 ed il 1910 durante il suo soggiorno estivo a Dobbiaco. È nei quattro tradizionali movimenti, ma la loro scansione è estremamente personale. Non dobbiamo farci ingannare dalle indicazioni di “movimento” o “tempo” e dai coloriti; in ogni singolo frazione tutti gli stati d’animo si inseguono e si alternano, come nella vita e nell’amore. Un nostro periodo felice ci mostra anche momenti di riflessione, di meditazione, attesa, tristezza, ironia, ricordi, o insicurezza: e se credo che sia possibile che tutte queste sfumature si trovino in una partitura, sento il loro realizzarsi nelle composizioni di Mahler.
Nella Nona vedo in particolare una parabola della vita e dell’amore.
Il primo movimento è un “andante comodo”. Una melodia placida racconta come ci si trovi all’inizio di una storia: si passa il tempo ad esplorare, si affrontano e dissipano i dubbi, tutto si scioglie, anche ciò che sembra insormontabile, anche i nostri pregiudizi.
Il secondo movimento “In Tempo, Un Po’ Goffo e Molto Grossolano”, un minuetto, una danza, un corteggiarsi, un inseguirsi in una vita gradevole e piena di spirito. Anche il secondo tema, che irrompe in maniera energica e festosa, dialoga con il primo in un continuo scambio, un tema arricchisce l’altro, ma quasi non ce se ne accorge, così come nella vita inconsapevolmente ci si completa.
Il terzo movimento è un “Rondò”, “Allegro Assai Molto Provocatorio”. Io ci vedo l’emergere dello spirito fiero, quello che fa fare le scelte ardite ed affronta le battaglie giuste. Un inarrestabile fiume di energia dell'orchestra, sempre su una trama allegra e vitale. Nel mare di questo tripudio gioioso, ad un certo punto, si insinuano ottoni e legni che si rifanno a quell’inno che è il “Veni Creator Spritus” dell’Ottava, quasi a voler sottolineare i momenti di riflessione, consapevolezza, estasi e trascendenza di cui lo spirito umano e le sue storie sono capaci. Ci sono passaggi di intima dolcezza anche sottolineati dal primo violino, poi rinasce il tema dell'inizio del movimento, e tutto diventa un effervescente esplosione fino ad un finale sempre più precipitoso e pirotecnico.
Quarto movimento, “Adagio, Molto Lentamente e Ancora Trattenuto”. Come un fulmine si affaccia la tragedia ed il dolore, la vita cambia nel balenare di un attimo e scuote dalle fondamenta quelle che noi diamo come certezze per il solo fatto di averle raggiunte. Gli archi sottolineano una melodia struggente, ma c’è sempre qualche stralcio di attesa, una speranza affidata, di volta in volta, ai pianissimi dei fiati che si oppongono allo spasimo. Ma il dramma riemerge in tutta la sua concretezza, il violino solo intona il suo lamento e gli archi tutti rispondono. Quando poi agli archi si uniscono ottoni e legni, il ritmo inizia a rallentare e la vita sembra prepararsi alla sua fine. Ad un certo punto però oboe, flauto e clarinetto, sul ritmo tenuto dall'arpa, danno una fioritura di primavera, il calore degli affetti riemerge malgrado il dolore, e la vita sembra possa rinascere. Ma gli archi e i fiati ci riconducono al dramma nella sua piena disperazione, piano la vita si spegne, ma lo fa in punta di piedi e con garbo. Agli archi sono affidati gli ultimi respiri, poi un silenzio lungo. quindi l’applauso..
Questo blog è legato alla puntata di Prova d'Orchestra del 23 febbraio 2015

Condividi

     

Commenta

ULTIMI POST