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Di: Franz Andreani | 19/10/2006
L’incidente occorso ieri alla metropolitana di Roma, il tamponamento di due convogli nella stazione di Vittorio, mi spinge a fare alcune considerazioni. Devo premettere di essere un appassionato di trasporto su rotaia, e quindi osservo le cose, seppure in maniera dilettantistica, non posso definirmi un esperto. Innanzi tutto provo una profonda indignazione per quegli esponenti politici che dal parlamento speculano sulle vittime di un simile disastro con battute ad effetto, la battuta fa talmente orrore da far intravedere i personaggio che la dice, un politico di basso profilo, oltretutto uno che non sa, che vive nella sua sfera dorata al di fuori della quotidianità di tutti noi. Poi c’è il fatto: due convogli nuovi vengono a contatto in una linea attrezzata dal punto di vista della sicurezza, ci sono semafori che bloccano la marcia dei treni, i guasti elettrici sono stati subito smentiti, c’è la ripetizione dei segnali nella cabina di guida. Ma allora che cosa è che ha provocato lo scontro? La parola passa ai tecnici. Ma i convogli erano quelli di ultimissima generazione come detto, e sembrerebbe, dalle ricostruzioni lette, che si sia trattato di un abbassamento dei livelli di sicurezza, o meglio che siano state violate le procedure che si adottano in caso di affollamento di un tratto della linea: sembra infatti che la sala controllo abbia dato lei stessa il via libero al secondo convoglio di procedere a vista malgrado il semaforo rosso. Mi sarei aspettato un altro tipo di incidente in metropolitana, ma non questo. Se siete mai scesi a termini dalla metro A, in un’ora compresa tra le sette e mezza e le otto e mezza di mattina, vi siete accorti che la sicurezza è davvero a rischio. Centinaia di persone si ammassano per salire dalle quattro scale mobili che portano all’unico mezzanino da dove si dirama il percorso per la metro B, gente che si spintona per uscire e rientrare dai convogli, senza nessuno che controlli, che vigili. Ai varchi della metro nessuno che controlla i passeggeri in ingresso, che ne regoli il flusso nelle ore critiche. E la politica cosa fa? E i giornali e i politici che li maneggiano che dicono? Che i convogli sono fatiscenti, dimostrando ancora una volta di essere fuori dalla realtà. Sapevate ad esempio che la consegna delle nuove vetture – che tra l’altro offrono una disponibilità di posti drasticamente superiore – è stata ritardata di due anni per l’opposizione svolta da una grossa società italiana che, pur avendo offerto a cifre più alte, pretendeva di vincere la commessa? La mia conclusione quindi è la seguente: dovremmo fare tesoro di questo incidente, innanzi tutto per tappare la bocca a certa gentaglia senza scrupoli che siede in parlamento. Poi occorre cercare di lavorare per la sicurezza in generale, per una maggiore attenzione ai reali problemi della metropolitana che sono nel sovraffollamento, nella mancanza di controlli efficaci e certamente anche nella carenza di strutture. Sono sicuro che una parte la possiamo fare anche noi, col rispetto per la cosa pubblica che prevede anche il pagare il biglietto, il rinunciare alla prepotenza per un posto a sedere, anche a noi è affidata la cosa pubblica, anche noi siamo chiamati a non tirarci indietro.

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