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Einsturzende Neubaten

EINSTURZENDE NEUBAUTEN
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA – Sala Sinopoli, mercoledì 1 giugno 2011

EINSTURZENDE NEUBAUTEN significa “edifici nuovi che crollano”. Gli edifici in questione (neubauten, appunto) fanno riferimento a quelli costruiti in Germania dopo il 1945. Più economici, meno robusti e meno raffinati delle costruzioni (altbauten) realizzate prima della seconda guerra mondiale, i nuovi palazzi caratterizzano la fisionomia delle città tedesche riedificate dopo la distruzione in seguito ai bombardamenti subiti durante lo spaventoso conflitto. Il nome perfetto per un gruppo nato nella Berlino ancora divisa dal muro, che irruppe sulla scena nel 1980 descrivendo in musica la follia, l’alienazione e la decadenza di quella civiltà industriale proiettata, a partire proprio da quell’immane tragedia, verso le grandi innovazioni tecnologiche, il benessere economico diffuso, l’accelerazione in ogni attività umana. Fondendo la furia distruttiva e iconoclasta del punk con le stranianti atmosfere rielaborate dall’espressionismo e dal futurismo, per un decennio gli EN diedero vita a devastanti esibizioni live nelle quali la musica era caratterizzata principalmente dai suoni che i due percussionisti estraevano da materiali di scarto propri della civiltà industriale dalla quale traevano ispirazione; strumenti umili e primitivi accompagnati dall’interpretazione furiosa, teatrale e inquietante del cantante Blixa Bargeld. E’ difficile non pensare al loro passato quando ci si appresta a vederli e a sentirli suonare dal vivo, oggi. Ed è un’altra storia. Intrapresa già dall’inizio degli anni ‘90 una strada più vicina alla forma canzone, seppure con arrangiamenti molto originali e sempre ricorrendo all’utilizzo di oggetti di scarto riconvertiti al ruolo di strumenti, la carica distruttiva di un tempo si è andata via via stemperando in composizioni spesso sommesse, atmosferiche, che a tratti sembrano corteggiare il silenzio, definito addirittura sexy nel titolo di un loro splendido album del 2000 (“ci siamo cimentati col rumore per tutti gli anni ’80, adesso ci affascina l’idea di sperimentare la potenzialità musicale del silenzio”, ha detto Blixa Bargeld). Fa un certo effetto vedere il palco della Sala Sinopoli dell’Auditorium invaso da lamiere, barili, taniche, turbine, plastica e metalli vari che un tempo tuonavano in “teatri” decisamente meno istituzionali, i cui palchi potevano essere perfino oggetto di tentativi di distruzione a suon di martelli pneumatici. Ma non è un sacrilegio. Con quei materiali i due attuali percussionisti costruiscono e sostengono, insieme al potente e minaccioso basso, le parti ritmiche della loro musica, riuscendo però a creare anche paesaggi sonori minimali, sospesi, a volte sussurrati eppure perfettamente percettibili in ogni loro ticchettio, clangore, oscillazione sonora. Una struttura melodica sempre dinamica, molto suggestiva, che a tratti lascia spazio a selvagge esplosioni tribali o sfocia in assordanti muri sonici sostenuti da chitarra e tastiere per poi ricadere nuovamente nella melodia distorta, sbilenca, di grande tensione drammatica, dominata dalla voce potente o sussurata, stridente o carezzevole con cui Blixa Bargeld, più espressionista che mai, declama i suoi versi. Chissà cosa pensano i loro fan della prima ora di fronte alla metamorfosi degli ex alfieri del rock industriale estremo; inevitabilmente il tempo passa, le cose cambiano e, personalmente, diffiderei di chi non ha il coraggio di vedere oltre i propri confini, limitandosi a riproporre la stessa formula ad libitum, autocelebrandosi fino al ridicolo. Partiti dal frastuono terreno col quale aggredivano la società che li aveva generati gli EINSTURZENDE, adesso, sembrano fluttuare nell’aria malsana che li circonda squarciandola con la poesia, conservando intatta la dimensione teatrale in una generosa performance durata due ore e venti minuti circa, compresi due lunghi bis. Regalando al pubblico, alla fine, la sensazione di aver ricevuto qualcosa.

IL BISBIGLIATORE

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