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Terrence Malick: The Tree of Life

Riguardo al Cinema si parla, spesso a sproposito, di grandi innovatori stilistici, di inventori di un nuovo linguaggio, di arditi sperimentatori di tecniche, di rivoluzionari artefici del racconto per immagini. Un autentico rivoluzionario che, con ogni suo film, eleva l'ormai più che centenaria invenzione dei fratelli Lumière al livello di pura Arte, è Terrence Malick.
Nell'epoca dello strapotere e del dominio delle immagini costruite, montate e diffuse in un susseguirsi vorticoso e frenetico, concepito e prodotto per shockare lo spettatore, il misterioso regista texano sembra limitarsi a "mostrare" esclusivamente le emozioni che l’essere umano prova al cospetto del lento, incessante e inesorabile flusso dell’esistenza nella quale è immerso e di cui è parte integrante. Lo fa riuscendo a donare alle sue opere una densità, una tensione narrativa e un’intensità che prescindono dal consueto sviluppo razionale della trama, dalla rapidità della successione degli eventi, dall’irruzione del colpo di scena.
Quinta opera in quasi quarant’anni di uno dei più grandiosi e meno prolifici cineasti della storia del cinema, THE TREE OF LIFE porta il consueto stile narrativo filosofico del suo autore a livelli impensabili per un film destinato alla distribuzione nel regolare circuito cinematografico.
Immergendola in una dimensione temporale che abbraccia l’intera vita dell’universo, del quale è parte infinitesimale, ma unica, il film racconta la storia dell’educazione di un ragazzino nell’America degli anni ’50, tra un padre severo ed estremamente autoritario che vuole preparare i figli a quella dura competizione che è la vita ed una madre protettiva, remissiva, dispensatrice di dolcezza, osservatrice meravigliata della bellezza e della poesia nelle cose. Racconta del rapporto col fratello minore, pronto a fidarsi del prossimo e a lasciarsi influenzare dall’aspetto emotivo della vita. Racconta della sorpresa, della meraviglia, del dolore, delle scoperte dell’infanzia. Racconta della pietà che perfino un feroce predatore può provare al cospetto di una preda indifesa. Racconta della perdita delle persone e delle cose che si amano e che si credeva sarebbero durate per sempre, del vuoto profondo che rimane. Racconta dei dubbi che tormentano l’uomo, divenuto individuo di successo nella corrotta e falsa civiltà degli adulti, al cospetto dei suoi ricordi di bambino, di quella lontana visione spontanea della vita, delle speranze tradite. Malick racconta tutto questo e molto altro riducendo l’uso delle parole al minimo indispensabile, ricorrendo alla potenza evocativa di immagini libere dai vincoli della tradizionale grammatica cinematografica e alla forza di suoni che innescano suggestioni profonde, regalandoci un’opera capace di risvegliare sensazioni intense e dimenticate in chiunque sarà in grado, per poco più di due ore, di ignorare l’arroganza della nostra civiltà, di lasciarsi trasportare dal flusso delle pure emozioni, di abbandonarsi alla commozione.
Gli altri possono risparmiare i soldi del biglietto.
IL BISBIGLIATORE

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