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Brave (Ribelle)

Di: Fulvio Savagnone | 24/09/2012
La storia innanzitutto. Siamo nelle Highlands di una Scozia immaginaria in un tempo immaginario. Merida, principessa del clan DunBroch viene educata dalla madre, la regina Elinor, a diventare a sua volta regina. Ma l'etichetta, le regole, i vestiti di corte mal si adattano al carattere libero e avventuroso (tutta suo padre, il re Fergus) della ragazza, che preferisce cavalcare nella foresta e tirare con l'arco. Il conflitto con la madre scoppia quando, secondo la tradizione, arrivano i re e i rampolli di altri tre clan a competere per la mano di Merida, che non ne vuol sapere proprio. Qui cominciano le avventure (buffe quanto basta) ed i drammi (con suspense quanto basta), che si ricomporranno nel più classico dei finali.
La Pixar veniva da Cars 2, gran successo di pubblico ma per la prima volta un flop di critica, ed era in un certo senso attesa al varco. Brave (in italiano Ribelle) ha avuto un lunga gestazione e sarebbe dovuto uscire dopo un altro film, Newt, che non si è materializzato. I lavori cominciano nel 2006 (subito dopo l'acquisizione di Pixar dalla Disney, che mirava a rivitalizzare il vecchio dinosauro con la genialità e il successo di Lasseter & Co.). Nel 2010 Brenda Chapman, autrice e regista, molla il progetto per dissidi artistici. La regia viene portata avanti da altri due sceneggiatori, Mark Andrews e Steve Purcell, che non modificano poi tanto il lavoro della Chapman. Questa inconsueta gestione tricefala già ci dice qualcosa delle debolezze del film: ci saranno state certamente parecchie discussioni su che indirizzo dare al film.
Film che pure fila liscio (anche se non sempre la sceneggiatura riesce a giustificare pezzi dello svolgimento) e che meraviglia come sempre per la perfezione tecnica (un esempio su tutti l'animazione del cavallo di Merida). Il problema è proprio la storia, il plot, che sono sempre stati il punto di forza di tutti i film Pixar. Se la prima parte sembrerebbe far presagire sviluppi interessanti, la seconda diventa sdolcinata, piena di buoni sentimenti e facili lagrimucce, un qualcosa di già visto nei classici film Disney per famiglie. Questo non ce lo saremmo mai aspettato dalla Pixar: con l'eccezione di Finding Nemo, in quasi tutti i film della lampada, da Monsters, Inc. a Wall E, da The Incredibles a Up, da Cars a Ratatouille, le storie erano sempre piene di spunti interessanti, spesso inaspettati e sorprendenti, pur rimanendo nel solco della tradizione del Grande Film Americano. Anche i film più "per ragazzi", dai tre Toy Story a per l'appunto Finding Nemo, non deludevano comunque mai ed erano godibili anche per noi più grandicelli.
Eppure c'erano tutti i presupposti per uno svolgimento non banale: la ribellione alla generazione precedente è un tema che permette quasi qualsiasi elaborazione. Ed infatti, come detto, la prima metà è piena di personaggi divertenti (i tre fratellini di Merida!), ben delineati, buffi al punto giusto. Le idee ci sono, ma il problema è che nella seconda metà, invece di aumentare la "cattiveria" del conflitto tra libertà e tradizione e arrivare a soluzioni che non facciano gridare al déjà vu, il film si adagia nel più classico "volemose bene": Merida cede qualcosa della sua ribellione, la madre, la regina Elinor, cede qualcosa della sua rigidità su regole e usanze, lo strappo si ricuce (letteralmente) e le due cavalcano insieme nel tramonto. L'acquolina che ci era venuta in bocca la mandiamo giù senza aver addentato l'arrosto.
Per il resto si ride di cuore alle tante trovate, si gode visualmente della fantasmagorica animazione, ci si intriga come sempre a riconoscere le tante citazioni, dalla strega falegname che ricorda quella di Biancaneve, all'orso (non dico altro per non rovinare la "sorpresa") che in certi movimenti assomiglia assai a Baloo, a tante altre che non stiamo a raccontare. Le musiche sono belle e bene in carattere, peccato che nella versione italiana abbiano tradotto il testo di due delle tre canzoni e le abbiano affidate ad una cantante italiana con effetto terribilmente ridicolo. Nell'originale erano cantate nientepopodimeno che dalla grande Julie Fowlis. Che disastro!
Per riassumere: di Pixar sono l'animazione, i personaggi secondari (da re Fergus in giù) e la prima metà del film. Di Disney sono il rapporto tra Merida e Elinor nella seconda metà del film e appunto questa seconda metà. Insomma il bicchiere è mezzo pieno. Vale la pena spendere i soldi del biglietto? sì, ma andateci con qualche bambino... Ma chi l'avrebbe mai detto che avrei scritto una recensione non proprio entusiasta di un film Pixar!
Conclusione: apparentemente non è Pixar che sta rivitalizzando Disney con nuova linfa, ma sembrerebbe che Disney stia normalizzando e (speriamo di no) spegnendo la vitalità iconoclasta il giusto di Pixar. In attesa di venir contraddetto dal prossimo film... aridatece Ratatouille!
P.S.
Il corto La Luna, titolo in italiano e regia italiana di Enrico Casarosa, che come sempre apre le danze, è bello e poetico ed è una citazione chiara chiara di un racconto dalle Cosmicomiche di Italo Calvino, "La distanza della Luna". Andatevi a risentire la nostra podrubrica I Porti della Luna, prodotta dal Teatro dei Radionauti e dedicata al 40° dello sbarco sulla Luna (anche per celebrare l'ultimo viaggio cosmico di Neil Armstrong) e capirete perché.
P.P.S.
Parrebbe che in Scozia il film sia diventato una bandiera dei nazionalisti come e più di Braveheart. Dato che è totalmente privo di qualsiasi elemento politico (tranne forse l'esortazione a dimenticare conflitti e all'unità dei quattro clan), la cosa dimostra che i nazionalisti, di dovunque essi siano, hanno cervelli alquanto latitanti.

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