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Dan Auerbach

del 01/04/2017

La Storia

Premessa


Questo sito è stato creato nel 1998 da alcuni tra i fondatori della radio che nacque ufficialmente a Roma il 3 giugno del 1985. Radio Rock continua ancora la sua attività, ma le ragioni che l'hanno ispirata ed il motore che la ha fatta crescere, a nostro parere, sono andati perduti. Il nostro gruppo si propone da una parte di tenere viva la memoria di una radio e di una storia così come da noi è stata scritta e strenuamente difesa persino nelle aule di tribunale, una radio che a suo modo ha dato e preso molto grazie ai suoi ascoltatori, dall'altra, vorremmo essere un punto di ritrovo e una fonte di informazioni e commenti sull'infinito mondo della musica rock, più in generale, su tutto quello che ci circonda e questa in fondo è una radio a tutti gli effetti, anche se trasmette in maniera virtuale.
Ci siamo organizzati, comunque, seguendo soprattutto la direzione che sta prendendo il consumo della musica, infatti, navigando nel sito, troverete notizie, recensioni discografiche, links, un forum dove potete intervenire su qualsiasi argomento, rubriche di cultura, cinema, attualità.

La storia

Questo documento, datato 1999, è il primo "messaggio" che lanciammo nel web appena fuorusciti da Radio Rock 106,600.
Ve lo ripresentiamo così com'era.


Radio Rock nasce da una nostra idea tra il 1984 e il 1985. In quel periodo, l'FM in Italia pareva terra di conquista, aprire una radio libera era nulla più che un gioco da ragazzi. Oggi le radio locali rimaste in vita si chiamano "private" e i pochi editori che hanno retto all'assalto dei networks pigliatutto si ritrovano in mano una gallina dalle uova d'oro. Un impianto radio a Roma può costare anche sette milioni di euro. All'epoca, per accendere Radio Rock noi investimmo una somma abbastanza modesta considerata la sua attuale rivalutazione, ma, per la nostra età, consistente.
Tutto iniziò più o meno così: un gruppo di amici appassionati di musica rock decisi a creare qualcosa di realmente alternativo a Roma. Viale Etiopia, Via Chiusi, Via Poggioli e Via Palestro sono state le sedi storiche di Radio Rock, il Uonna Club, il Palladium, il Castello, il Frontiera e L'Air Terminal i nostri luoghi d'incontro serali. Vero punto di forza, la conduzione apparentemente casuale e le trasmissioni specializzate: Eclissi d'Italia, Progressivamente, Metal Massacre, le rubriche di cinema e teatro, le notturne a tema. Questa era Radio Rock. Un'emittente all'avanguardia, non solo musicalmente, capace di dare, ma soprattutto di prendere dagli ascoltatori.
Dietro a tutto questo, un lavoro costante, appassionato e gratuito. Molti ancora oggi stentano a crederlo, ma era così. Senza contare sabati, domeniche, festività di ogni tipo trascorsi in radio al lavorare sul prodotto che usciva dalla scatola magica: così, nel tempo, abbiamo tenuto il gioco ad amici poco competenti radiofonicamente, ma molto abili nel gestire la parte burocratica: si è così venuta a creare una realtà parallela, l'Associazione Culturale denominata "Rock & Co" che gestiva Radio Rock fu risucchiata da una s.r.l. creata ad hoc (e a nostra insaputa) così da un giorno all'altro ci siamo trovati in una situazione gestionale diversa da quella che anni prima avevamo creato, senza possibilità di intervento alcuno. Tredici anni di lavoro per condurre Radio Rock da piccola radio di settore a grande emittente specializzata, con circa 100.000 ascoltatori giornalieri nel periodo 1990-1993, tredici anni gettati al vento da scelte editoriali scellerate dell'attuale proprietà, ma che in termini economici e di "facile" ascolto hanno prodotto moltissimo.


Molti fra quelli che ci scrivono su questo sito ancora oggi ascoltano Radio Rock e puntualmente, leggendo queste righe, cadono dalle nuvole increduli. La musica di quella Radio Rock è ambigua e triste, sempre uguale. I soliti classici, probabilmente c'è anche una playlist prestabilita, a volte anche qualche bel pezzo, ma sono piccoli lampi in un buio totale: questi sono fatti, non considerazioni di parte dettate da astio e rancore, vengono dall'interno della radio, ammissioni di altri speakers fuoriusciti nel tempo che hanno "confessato" questo stato di cose. In più e questo è veramente grave per una radio che si professa libera e progressista, luoghi comuni e battute di dubbio gusto ad ogni ora del giorno e della notte, uniti a richieste di pena di morte per gli assassini, scherno e presa in giro del movimento no-global e continue, ripetute offese a leader politici e sindacali, meglio se di sinistra, senza alcuna possibilità di replica. Ancora, insulti a omosessuali e minoranze in genere.
Malgrado la sovrabbondanza di mezzi tecnologici e dell'enorme uso in diretta dei messaggini, manca il dialogo vero, la proposta da e verso chi ascolta. Li abbiamo sentiti con le nostre orecchie, li potete sentire anche voi: questo atteggiamento noi lo chiamiamo qualunquismo. Siamo convinti che allora, come oggi, sarebbe stato possibile conciliare gli obblighi economici mantenendo una linea rigorosa e aperta, anzi probabilmente - vista l'omologazione generale - ancor più facile differenziarsi e proporre un discorso di qualità.
Chi è rimasto, quindi, del gruppo storico di Radio Rock - si contano sulle dita di una mano comunque - era ed è ovviamente in malafede. Non si spiega altrimenti la condivisione di questo stato di cose all'interno della radio, nessuno che stigmatizzi, che abbozzi un'autocritica. Tutti zitti, soprattutto i più anziani, ad accettare le discutibili pubblicità di corpi armati dell'Esercito, di costosi centri dimagrimento, di corsi universitari fruibili solo da facoltosi studenti, non ultima la scelta di intervistare il presidente di CasaPound; salvo poi lavarsi la coscienza in diretta radio, dichiarandosi solidali con i barboni, i senza casa, denunciando la piaga dei bambini sfruttati o le donne del terzo mondo violentate.
L'unico strumento che avevamo nel 1999 per tentare di difenderci da un'appropriazione indebita e dal tentativo perfettamente riuscito di cacciarci via rendendoci la vita impossibile (non appena completato il riassetto societario della radio avvenuto come detto alle nostre spalle), è stato quello di intentare una causa civile, che mirasse al riconoscimento dei nostri diritti di ideazione e promozione - all'epoca condivisi con Paolo Mazzullo - del nome e dell' idea Radio Rock. Malgrado la nostra causa legale sia stata rigettata, rimane la piena titolarità del marchio assegnato dall'ufficio Marchi e Brevetti.
Grazie comunque a tutti voi collaboratori ed ex: la nostra esistenza è anche per voi.
Flavia, Franz, Giampiero, Gianpaolo, Marco, tutti i Podcaster.

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